Se non ora, quando?

In principio eravamo nulla, eravamo assoggettate all’uomo.
E nonostante fossimo capaci quanto l’uomo, ci hanno sempre relegate ad altre mansioni: essere madri, accudire i figli, mandare avanti la casa, cucinare, cucire, lavare.
Per anni nessuno ci ha mandato a scuola. Per anni nessuno ci ha codificato quegli strani segni che sono le lettere.

In tutti questi anni, però, sono vissute anche delle rare e significative eccezioni. Scienziate, filosofe, scrittrici, poetesse. Donne che hanno sfidato l’epoca in cui vivevano, suscitando clamore e scalpore, che hanno sfidato l’imperatore uomo e ne sono uscite vittoriose…. Ipazia, Saffo, Elisabetta I, Cleopatra, Emily Dickinson, Jane Austin, Sibilla Aleramo, Maria Montessori, Rosa Luxemburg. Donne che nel futuro che si sarebbe compiuto dopo di loro, hanno creato un precedente e hanno dato l’esempio e lo stimolo ad altre donne ad emanciparsi e a reclamare gli stessi diritti già riconosciuti da tempo agli uomini: diritto allo studio, a frequentare l’Università, ad un lavoro umano e dignitoso, diritto al potere e al successo, diritto a partecipare attivamente alla vita della propria società.

Vennero, dunque, gli anni delle Sufragette che reclamavano il diritto al voto a suffragio universale.
E poi ci fu l’8 Marzo, non uno qualunque, il primo 8 Marzo, dedicato alla memoria delle 129 operaie morte carbonizzate nella fabbrica alla quale lo stesso padrone aveva appiccato il fuoco per vendicarsi delle sue operaie che scioperavano e manifestavano per orari e condizioni lavorative più umane e dignitose.
E restano, ancora, nella memoria di tutti, i canti malinconici e di rivalsa delle Mondine che, a gambe nude e schiene curve fino ai limiti della sopportazione, erano costrette tutto il giorno nell’acqua fredda delle risaie; anche loro sfruttate da un padrone che le maltrattava fino all’impossibile.
E ci furono anche donne Briganti e donne Partigiane, quelle donne combattenti che, schierandosi in prima linea, si sono rese partecipi della libertà e dell’indipendenza del loro paese.
E poi ci fu un Referendum, dall’esito così importante che ha reclamato, finalmente, al voto, uomini e, per la prima volta, Donne.
E poi, le donne presero, finalmente, coscienza della propria forza, della propria intelligenza e delle proprie capacità.
E allora studiarono e si iscrissero alle Università e scesero in piazza al grido di “Io Sono Mia” per chiedere parità di diritti.

Io, Donna, Sono Mia in quanto ho la facoltà di scegliere, autonomamente,della mia vita e del mio destino; e del mio lavoro, e dei miei amori, e della mia vita sessuale. Io, Donna, Sono Mia in quanto posso scegliere un marito che mi rispetta.
Io, Donna, Sono Mia in quanto posso scegliere di vivere del mio lavoro e non sposarmi.
Io, Donna, Sono Mia in quanto posso, finalmente, rifiutarmi di sposare l’uomo che mi ha rapito e violentato.
Sì perché, l’art. 544 del Codice Penale, fino al 1981, ha sentenziato che lo stupro poteva essere “cancellato” tramite un matrimonio riparatore, un matrimonio con una persona che avresti odiato e che ti avrebbe reso un’infelice per tutta la vita; matrimonio che avveniva con il beneplacito della famiglia, la quale era ben felice di accettare il nuovo genero pur di salvare l’onore della figlia. Unica alternativa non era una denuncia che portava ad un arresto, ma la messa al bando dalla famiglia e dalla società e la scomunica della Chiesa; sola, la donna, che rifiutava il matrimonio riparatore, andava spesso incontro ad un triste destino che spesso portava alla morte, spesso per mano propria.
E poi venne Franca Viola, che rifiutò il matrimonio riparatore con un esponente della mafia locale e riuscì a costruirsi un’altra vita, segnando un nuovo capitolo nella storia delle donne.
E poi ci fu il referendum sul divorzio, un nuovo diritto di famiglia, il referendum sull’aborto… e poi finalmente lo stupro venne considerato reato contro la persona e non contro la morale… e poi finalmente, venne abolita quell’altra pratica barbara che era il delitto d’onore, che prevedeva la punizione del solo coniuge femmina, qualora questa venisse beccata in flagrante dal marito.
E poi venne Oriana Fallaci, giornalista che raccontò la guerra laddove la guerra avveniva per davvero.
E poi venne Nilde Jotti che dedicò la sua vita alla politica e vide riconosciuti i suoi sforzi e le sue lotte, in un mondo ancora oggi troppo maschilista, con la nomina ad una delle più alte cariche dello Stato, Presidente della Camera, per la prima volta una donna.

Donne che non si sono mica sedute sulla propria fortuna ma hanno creato la propria fortuna con la forza della propria intelligenza, della propria volontà, per affermare se stesse, indipendenti e libere.

E poi venne Nicole Minetti, che non ha problemi a sedere sulla propria fortuna.
E poi venne Daniela Santanchè, coerente con le proprie idee rimaste alquanto immutate dal 2008 anno in cui boicottava l’attuale Presidente del Consiglio, al 2010 anno in cui ha accettato la nomina a sottosegretario per l’attuazione del programma da quello stesso Presidente del Consiglio di cui diceva peste e corna.
E poi vennero le Ministre diventate tali per meriti corporali o sessuali piuttosto che politici.
E poi vennero coloro che esortano le ragazze a sfruttare la propria bellezza per ottenere favori.
E poi vennero le ragazzine ammaliate dal potere e dalla spettacolarizzazione che dà la TV, che accettano qualunque compromesso pur di sfondare. Ragazzine, che non alcun problema a “mostrare la merce” o a “darla” a qualche vecchio babbione pur di affermare se stesse, per vie traverse e più facili.
E poi ci sono uomini che non si creano nessun problema a imbastardire la TV e la politica con persone che non hanno alcun merito per comparirvi, per esserci, per diventarne Miti, o fuochi fatui, come mi piacerebbe pensare.

L’INVOLUZIONE DELLA DONNA è semplificata e velocizzata tantissimo dall’ideale di donna bellissima quanto facile che passa nella televisione odierna, nei programmi più visti anche dalle ragazzine più piccole, che sognano di diventare ballerine, letterine, veline e che non hanno scrupoli pur di diventarlo.
Nessuna gavetta, guadagni facili, pressapochezza culturale, approssimatezza professionale. Decretano la fine della tv di qualità e della politica di spessore, mandando a puttane non solo il nostro eminentissimo Premier, quanto tutta la società italiana.

Se non ora quando? perché meno di quanto ci siamo involute non potremmo involverci.

Se non ora quando? perché perché a tutte quelle donne che hanno vissuto finora dandoci il buon esempio, dobbiamo esprimere la nostra gratitudine e la nostra riconoscenza.

Se non ora quando? perché dobbiamo dimostrare che ci sono anche “altre donne” che non vogliono far fortuna vendendo il proprio corpo e che non vogliono sedere sulla propria fortuna ma che se la vogliono costruire anche con i sacrifici a cui il lavoro ti sottopone, che vogliono essere riconosciute come esseri Autonomi e non Automi, gridando al mondo che l’ultimo lavoro che si abbasserebbero a fare è la Velina.

Se non ora quando? perché siamo convinte che se il Mondo fosse governato da Donne, sarebbe un Mondo Migliore, e non vogliamo più perdere tempo a non dimostrarlo.

 Francesca Magurno, Altra Donna

Le 21 DONNE della Costituente
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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. laurin42 ha detto:

    Mi piacciono le mimose. Il loro colore giallo dorato e luminoso è l’annuncio della primavera
    Non mi piacciono le celebrazioni che accontentano la coscienza di chi di coscienza ne ha poca.
    Mi piacciono le mimose. Il giallo dorato si accende al primo calore del sole di stagione.
    Non mi piace che si divida l’umanità in categorie.
    Mi piacciono le mimose. Spontaneamente offrono il loro profumo inebriante.
    Non mi piace che si creino delle categorie incasellate per sempre in un luogo senza sfumature.
    Mi piacciono le mimose. I fiori sono soffici, impalpabili eppure consistenti.
    Non mi piace che si voglia ricordarmi chi sono e cosa faccio un giorno all’anno.
    Mi piacciono le mimose.
    Mi piacciono tutti i fiori e i loro colori, mi piace la natura che spontaneamente offre colori e profumi da sempre e per sempre.
    Mi piace credere che l’umanità intera, pur con le sue diversità, cammini insieme in armonia
    per costruire il futuro.
    Ieri, oggi e domani.
    Love L

    1. FraMagu ha detto:

      Grazie per il commento, molto bello!
      Anche a me piace la mimosa, porta allegria, il suo colore ricorda quello del sole che torna a splendere a primavera dopo il lungo inverno.
      Mi piace anche che l’8 marzo fioriscono le mimose. Mi piacerebbe che non fioriscano tanto nei supermercati, sui banchi dei fiorai, nelle bustine preconfezionate con tanto di orsacchiotto, Bacio Perugina e biglietto per lo spettacolo dello spogliarellista di turno.
      Mi piacerebbe che la mimosa servisse a ricordare perché questo giorno è nato; mi piacerebbe che le mimose ricordassero le 129 operaie arse vive nella fabbrica di New York perché scioperavano per i loro diritti; che ricordassero tutte quelle donne che ancora oggi non sono libere di essere donne, di essere persone; mi piacerebbe che le mimose fiorissero oggi nei cuori e nelle memorie delle persone 🙂

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