Lettera a Francesca da parte di una Francesca

Gent.ma Francesca,
non so da quale paese tu venga e da quanto tempo tu lo abbia abbandonato (e soprattutto da quanto tempo non vi fai ritorno!) ma volevo raccontarti qualcosa su di esso.
Non so se hai mai sentito parlare di Maria Carmela Lanzetta, Carolina Girasole, Elisabetta Tripodi e Anna Maria Cardamone, sono quattro donne. Sono, anche, quattro sindaci di altrettante cittadine calabresi roccaforti della ‘ndrangheta, organizzazione maschilista e patriarcale per eccellenza.
Ecco, ti volevo dire che quel “cittu ca tu si fimmina, non su così pi tia” loro lo hanno sfidato e lo sfidano tutti i giorni con dignità, perché hanno fatto la scelta più dura: hanno deciso di rimanere in Calabria e combattere per il proprio territorio.

Anche io sono “scappata” dalla mia terra, non perché sia stata minacciata da mio padre o malmenata dal mio ragazzo e neppure perché la Calabria non mi avrebbe offerto un’istruzione universitaria adeguata. Sono andata via perché credo ciecamente che faccia bene allontanarsi dal proprio mondo (sia esso calabrese, toscano, veneto, emiliano, statunitense, georgiano, polacco ecc) per conoscere, con mano, realtà diverse, così da poter arricchire il tuo bagaglio di esperienze e poter far ritorno alla tua terra arricchendola delle tue conoscenze e delle tue esperienze.

Non so quale sia la meravigliosa realtà in cui sei capitata tu.
Io sono immessa nella realtà tutti i giorni, al mattino, quando leggo il giornale.
Quando leggo della donna di Bergamo aggredita dal compagno; di Angelica uccisa a coltellate dal convivente a Lodi; di Yamila scaraventata giù dall’auto e colpita tre volte con una pistola dal compagno genovese; quando leggo che al pronto soccorso di Savona migliaia di donne all’anno raccontano storie di violenza dei propri partner; quando leggo dell’atto intimidatorio contro il “Centro Artemisia” di Firenze.
Mi accorgo, allora, che la deforme mentalità maschilista esiste in ogni parte d’Italia (e del mondo), non solo in Calabria.
Uomini gelosi, insicuri che uccidono le proprie compagne, vittime di chissà quale paranoia, per dimostrare chissà quale atto di forza.
Eppure ci sono tanti casi di divorzi finiti in maniera pacifica, o almeno non finiti nel sangue. Di quelli non se ne parla mai, non fanno notizia.
Forse è la parola “Calabria” unita alle parole “sangue” e “morte” a fare la notizia, qualunque essa sia.

Non so quale sia il mondo di cui tu parli estasiata, quel paradiso terrestre in cui “le mamme e le figlie si baciano”.
Per me questo mondo deve essere la Terra, quel pianeta in Via Lattea.
Sì perché, vedi, per me è sempre stata la normalità essere baciata (e strapazzata di coccole!) da mia madre, da mio padre, dalle mie zie, dai miei zii, dalle mie nonne e da mio nonno (purtroppo ne ho conosciuto solo uno).
Per me è sempre stata la normalità parlare apertamente con mia mamma, condividere emozioni profonde, pensieri politici, accordi e disaccordi.
Lei è la persona che mi spinge a dare sempre il meglio di me, che mi spinge a vivere la vita con coraggio, a cogliere ogni occasione mi possa capitare.
Anche mia mamma ha pregato San Francesco di Paola quando era incinta, non per farmi nascere maschio ma per farmi nascere SANA!
Ti sembrerà davvero strano ma anche mio nonno, sebbene maschio, si è sempre augurato una figlia femmina che non ha avuto perché gli sono nati due maschietti. Il suo desiderio si è avverato quando sono nata io. Non mi ha mai detto “cittu ca tu si fimmina, non su così pi tia” ma mi ha sempre dato tutto l’amore che una nipote possa conoscere.
Non so che tipo di mamma e di famiglia tu abbia avuto. Io ti avrei augurato una mamma  e una famiglia come la mia. Forse avresti avuto una concezione diversa del tuo paese e forse oggi scriveresti al Corriere della Sera per dire quello che io dico a te: esiste una Calabria diversa. Una Calabria pura, migliore di quell’unico caso su mille che fanno vedere in tv.

Il mio ultimo pensiero vorrei dedicarlo a Fabiana Luzzi.
Quando accadono vicende del genere inizia il girotondo dei media, il processo al colpevole, alla famiglia, alla regione e si tende a dimenticare le vittime.
Fabiana è vittima del lato peggiore dell’umanità, del mostro che alberga in tutti noi, più o meno sopito ma sempre pronto ad impadronirsi della mente e del cuore di una persona.
Trovo agghiacciante quello che le è capitato.
Spero che da lassù possa farsi aiutare dal “Grande Capo” affinché quel mostro resti sopito nel caso in cui un uomo si senta dire “no!” da una donna.
In Calabria come nel resto del mondo!

Ciao Fabiana!
Ciao Francesca!

Francesca

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