NOI NON SIAMO CHARLIE. SIAMO IPOCRITI!

Diciamocelo chiaramente: noi non siamo Charlie! Ma proprio per niente! Noi non andremmo mai ad “offendere una religione”; non andremmo mai ad offendere altre persone, sempre che la pensino come noi. Noi siamo troppo politically correct per essere “Charlie”.

1508079_873382819367931_4888707631540938706_nCharlie Hebdo è un settimanale satirico francese. Già il fatto che sia un settimanale satirico spiega il perché noi non possiamo essere Charlie. Sì perché la satira l’amiamo ma solo quando non tocca noi o il nostro orticello; la nostra cultura, il nostro fratello o la nostra “mamma” (tanto per citare Francesco I). La satira ha sempre avuto una vittima preferita: la politica. Ecco, politica non religione… eh già come se la religione non fosse politica (e i fatti di questi ultimi giorni ce lo sottolineano e rendono chiaro e tondo!). La satira è sempre stata un po’ cattiva, pensate al Satyricon di Petronio. La satira è cattiva! Forse non in Italia ma in USA, Francia, Inghilterra lo è; e sapeste quanto questa è cattiva con noi italiani. Proprio perché la satira non è politically correct. Eppure, milioni e milioni di persone in tutto il mondo sono scese in strada per difendere la libertà di espressione, parola e PENSIERO per cui si può PENSARE di essere offesi da un certo disegno. Io credo che un disegno non potrà mai prendere di mira delle verità assolute (se sono assolute, immanenti, a priori, non possono essere messe in discussione) ma le singole persone che credono di possederle quelle verità e che in loro nome fanno cose indicibili (ebbene sì, anche i cattolici lo hanno fatto! Perfino i puritani non si dimostrarono così puri!).

Ma noi non siamo Charlie anche per un altro motivo. Perché noi siamo IPOCRITI!!! Siamo falsi! Siamo “di moda”… oggi è la moda del Charlie quindi io divento Charlie anche se in realtà non condivido davvero il pensiero, non del giornale, ma della manifestazione che ha portato in piazza milioni di persone, persone che si sono dimostrate ipocrite anch’esse.
Ci siamo erti a difesa della libertà di satira, di espressione, di opinione ma milioni di persone non sono scese in strada, nel (poco!) lontano aprile 2002, quando l’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, emanò il c.d. editto Bulgaro che eliminava, dallo schermo, dei liberi pensatori: Michele Santoro, il giornalista Enzo Biagi (che in televisione, purtroppo, non ci tornò più) e il satirico Daniele Luttazzi, il quale ogni volta che prova a tornarci in televisione, viene allontanato (eh sì, cade sempre in queste brutte abitudini di fare battutacce satiriche!).Siamo ipocriti perché un attentato terroristico a Parigi è una violenza indicibile, una cosa inaudita ma quando un gruppo terroristico analogo fa saltare in aria delle bambine di appena dieci anni, uccidendo 2mila persone intente a vivere la propria vita, nella propria città, nella propria normalità, la cosa quasi ci scivola addosso perché chi se li è mai filati quelli dell’Africa (a meno che non si tratti di petrolio ovviamente. E diamanti, ci sono anche quelli. Beh in fondo abbiamo commerciato bene anche con l’avorio. E che dire di quelle infinite materie prime!!!).
Siamo IPOCRITI perché abbiamo osannato la manifestazioni di Parigi con i capi di Stato in prima linea ma molti di quesi capi di Stato ai loro cittadini, la libertà di stampa, non gliela fanno vedere nemmeno col binocolo (…pensate c’era anche l’Arabia Saudita dove si fa fatica a prendere persino la patente, cioè, se sei donna!). Siamo IPOCRITI perché per tutto il tempo del corteo non abbiamo fatto altro che prendere in giro (quindi abbiamo fatto una sorta di satira!) il nostro Premier, Matteo Renzi.

Eppure una faccia pulita c’era. Si tratta di Lassana Bathily il ragazzo del Mali, musulmano, che ha messo in salvo sei ostaggi che si trovavano all’interno del supermercato ebraico kosher. La logica della semplificazione tende a spiegare il mondo attraverso la contrapposizione: bianco VS nero; occidentale VS orientale; musulmano VS ebreo. Per Bathily e per le persone da lui salvate non è così. Si sono riconosciute come persone. Questo è stato l’unico aspetto positivo di quella brutta situazione: essere RIMASTI UMANI!
Quanto mi sarebbe piaciuto se il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il presidente dell’autorità Palestinese, Abu MAzen, si fossero stretti la mano, si fossero abbracciati, avessero preso l’esempio di Bathily. Quanto mi piacerebbe che si impegnassero, davvero, per il cessate il fuoco; per l’allargamento dei diritti civili e politici; per la pace e la fratellanza e contro l’odio. Quanto mi piacerebbe che tutti coloro intevenuti a quella manifestazione, a quel corteo; tutti coloro che hanno recato una candela ad una fiaccolata; che hanno cambiato la propria immagine profilo con quella “Je Suis Charlie”, si ricordassero, in ogni circostanza della loro vita, ora e sempre, di RESTARE UMANI. Perché se nell’altro si riuscirà a vedere un uomo e non un’ideologia, un interesse, un nemico da abbattere, allora forse potremo dire che i morti di Charlie si sono sacrificati per un bene superiore: la PACE!

10390390_1603188309910927_5087396221355254902_n di Francesca Magurno

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Enrico Palma ha detto:

    Ottimo articolo Francesca, complimenti, condivido in gran parte la tua esposizione. Voglio essere un po’ contro corrente in questa mia riflessione riguardo a questo argomento, è un pensiero che a volte emerge nelle mie elucubrazioni e mi farebbe piacere una tua risposta.
    Credi ciecamente che Charlie sia un martire della libertà? Si può davvero morire oggi, nel nostro mondo occidentale, per la libertà di stampa o più precisamente per la pubblicazione di una vignetta satirica?
    Non ti viene mai il dubbio che i giornalisti mirassero soltanto ad aumentare sensibilmente la tiratura del settimanale percependo il miraggio della ricchezza, forse anche consapevoli di rischiare qualche rappresaglia (la vita?)?
    Se così fosse, il personaggio Charlie (ucciso) sarebbe solo una creazione dei mass-media di stato, sfruttata ad hoc per ricucire e compattare l’opinione pubblica contro l’islam. Obbiettivo centrato benissimo, ben conoscendo i nostri sentimentalismi (a volte ipocriti).
    E’ una visione troppo materialistica? E’ difficile deliberare una verità assoluta. Questo è solo un esule pensiero. Ciao.

    1. FraMagu ha detto:

      Ciao Enrico.
      Innazitutto grazie per i complimenti, per aver avuto la la pazienza di leggere questo articolo e grazie per aver lasciato un commento.
      Riguardo ai quesiti che tu mi sottoponi, io credo che vadano verso direzioni differenti. Mi spiego. La prima parte la orienterei non tanto verso il giornale quanto verso l’attentato e gli attentatori: quali fossero i reali motivi e quali i reali mandanti. Non porto avanti la strategia del “complotto” secondo cui l’attentato sia stato una messinscena e che tutti sapevano ma contro la spiegazione semplicistica che ci è stata data: “i fumettisti hanno offeso Allah –> un gruppo terroristico musulmano li uccide per vendicare l’onta subita”. Non sono un’esperta di Al Quaeda e terrorismo islamico ma credo che dietro i precedenti attentati ci fossero motivazioni ben più strategiche (torri gemelle = finanza per es.) quindi magari ci sono delle motivazioni più profonde che non ci è dato conoscere (o magari non è così e faccio solo ipotesi campata in aria!).
      Riguardo alla seconda parte, quella sulle tirature, “Charlie Hebdo” è sempre stato un piccolo giornale di satira. Nato nel 1969, un momento in cui Parigi era attraversata da avvenimenti politici destinati ad avere effetti anche nel resto del mondo. E’ sempre stato preso di mira da qualcuno: dal governo, dagli imam anche se non è stato il primo a fare vignette satiriche religiose. E’ vero che la tiratura delle copie è aumentata dopo la pubblicazione delle vignette su Maometto e che dopo l’ultimo attentato hanno avuto un’impennata mai registrata ma, ti chiedo: quanto pensi durerà? Gli stessi italiani che hanno comprato “Il Fatto Quotidiano” con allegata versione italiana del “Charlie Hebdo”, quante altre volte lo compreranno o meglio, quante volte comprano il giornale (Il Fatto o un altro) mediamente in un mese? Il mondo, soprattutto quello del giornalismo cartaceo, è profondamente mutato con l’avvento del digitale. Se c’è ancora chi fa un discorso sulla tiratura, ha già perso in partenza. Comprarlo è la moda del momento. La cosa andrà scemando e staremo bene fino al prossimo attentato.
      Altra cosa. Il sitema editoriale. Non conosco, ad essere sincera, la formula del Charlie Hebdo ma so che in Francia (come in tante altre parti del mondo) sopravvivono ancora giornali fondati dal basso, dalle persone e dai giornalisti, che ancora preferiscono la verità al “vendere” uno di questi è “Mediapart” per es. Inoltre, se l’idea era quella di aumentare la tiratura, conoscendo il rischio, giornalisti e dirigenza avrebbero accettato a sacrificarsi/sacrificare i migliori componenti dello staff?
      Diciamo che per capire il giornalismo all’estero bisogna partire da qualcosa che i giornalisti italiani non conoscono: l’etica professionale. I giornalisti statunitensi, certo non tutti ma almeno alcuni in particolare, (New York Times, Washington Post, Wall Street Journal) ce l’hanno molto forte, per questo a volte capita che vadano contro, in un loro articolo, alla stessa società dirigenziale. In fondo anche un giornalista ha una “missione” quella della verità e chi fa questo mestiere per quell’etica e per quella missione non accetta di farsi corrompere dai soldi, dal marchio, dalla pubblicità. Il caso CH è un po’ diverso ma resta nei fatti un giornale di satira e la satira, come dicevo, va contro tutto e tutti, la maggior parte delle volte contro la stupidità umana. Nell’agosto del 2010 CH andò contro una protesta dell’Unione dei Laici di Pisa che si lamentò del rumore che facevano le campane delle Chiese e quindi, in un certo senso, a favore della religione e una delle sue manifestazioni. Lo hanno fatto per ingraziarsi i cattolici e vendere presso di loro? Non credo. Credo che abbiano voluto prender di mira gli aspetti stupidi e irragionevoli della nostra umanità (qui l’articolo, se t’interessa http://www.paginaq.it/2015/01/11/quella-volta-che-charlie-hebdo-parlo-di-pisa/).
      Infine, ti faccio un esempio: se in Italia, all’improvviso, i giornali impazzisero e inizassero a portare in luce tutte le notizie che vengono nascoste così bene con i vari femminicidi, uxoricidi, infanticidi, beghe politiche di basso livello, scaramucce e, ovviamente, spettacolo di infima lega. Se all’improvviso uno solo iniziasse a parlare DAVVERO di mafia, se all’improvviso uscissero fuori inchieste degne di essere chiamate tali, la tiratura dei giornali aumenterebbe? Sì ovvio (spero!) ma il servizio (che in questo caso di potrebbe appellare “pubblico”) a chi lo rende? A noi, comunità di cittadini, sempre che siamo disposti ad accogliere quella “verità”.
      La libertà di stampa in “Occidente” subisce una censura più sottile di quella che avviene in altri posti (e l’Italia ne è l’esempio visto che non brilla nella classifica dei Paesi con maggior libertà di stampa) ma resta il fatto che quella censura c’è, esiste. Magari è più eroico quel giornalista che sacrifica la propria vita per ergersi contro il male provocato da un dittatore, da un signore della guerra, da un criminale; ma è equamente eroico quel giornalista che si mette contro la corruzione; le lobby; le grandi società e tutti gli esponenti di quello che è diventato il vero Dio delle società occidentali: il denaro!
      Scusami per la risposta un po’ lunghetta. Spero di essermi fatta capire. Grazie per avermi datto l’opportunità di un confronto.
      Ciao e buon weekend 🙂

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