– NOI SIAMO NOSTRI –

“Io sono mia” gridava il movimento femminista negli anni ’70, rivendicando la gestione del proprio corpo, quindi anche la gestione del proprio utero. Tenere un figlio non tenerlo. Oggi, a mio avviso, si può riportare alla ribalta questo slogan, in maniera più universale, estenderlo a tutti coloro che vogliono decidere della propria vita e ciò che la costella.
Sul TTIP e altre arringhe.

stop-ttip-3Si è svolta ieri, a Firenze, una manifestazione contro il TTIP, Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti. Ultimamente se ne sta parlando parecchio ma il TTIP è a molti ancora sconosciuto, forse perché i negoziati, portati avanti fra governo degli Stati Uniti e Commissione Europea (significa pochi soggetti che decidono della vita di milioni di persone!), sono totalmente segreti e segrete sono anche le bozze dei documenti che costituiranno il TTIP. Neanche i governi drgli Stati membri sono tenuti a conoscere quanto si sta programmando per il futuro. Alla fine dei trattati, il Parlamento Europeo potrà solo accettare o rifiutare in blocco il TTIP senza alcuna possibilità di emendare, punto per punto, il suo contenuto.
Il Giurì bancario europeo (Ombudsman), grazie all’azione delle campagne della società civile europea e statunitense che si oppongono al Trattato, ha imposto alla Commissione Europea una maggiore trasparenza sui documenti in questione e poco tempo fa è stato diffuso quello riguardante la Cooperazione Regolatoria, la Regulatory Cooperation, ovvero un processo di progressivo allineamento e convergenza fra normativa europea e standard produttivi e qualitativi delle due parti. Il che significa deregolamentare o meglio sacrificare la propria regolamentazione, le proprie norme, i propri diritti, agli interessi dei privati, delle multinazionali, del profitto.
Quali sono gli ambiti coinvolti dal TTIP? L’agroalimentare, l’industria chimica, l’ambiente, gli standard per i farmaci, ma anche il nucleare e l’ambito salariale. Ambiti in cui le normative degli Stati Europei sono molto più stringenti che negli Stati Uniti. Pensiamo alla normativa sugli OGM: l’Europa consente, agli stati membri, di vietarne la coltivazione; gli USA no. Coltivando gli organismi geneticamente modificati c’è un maggior rischio di contaminazione del territorio biologico quindi l’acqua, le altre colture e l’aria stessa col risultato che anche chi decide di non voler mangiare cibi contenenti sostanze geneticamente m0dificate, si trovano queste sostanze, in maniera del tutto inconsapevole, nei propri piatti.
Monica di Sisto, presidente di Fairwatch Italia, ha dichiarato che “il testo diffuso sulla Cooperazione regolatoria evidenzia come tutte le nostre preoccupazioni siano fondate. E’ un meccanismo per cui ogni nuova regola che esiste o che vorremo introdurre non dovrà disturbare gli affari delle grandi imprese. Se vorranno tutelare l’ambiente o i nostri diritti, gli Stati dovranno fargli sapere come e in anticipo, e se si dichiarassero danneggiati, dovrebbero per forza metterci d’accordo, anche se dovessimo rimetterci il lavoro o la salute. E’ questo il vero e proprio cuore del TTIP, che vogliono tenerci nascosto“. Lobby e imprese saranno quindi gli arbitri della nostra vita e non ci saranno strumenti a disposizione del privato cittadino per opporsi.
L’unico strumento che potrà decidere sulle controversie fra Stato nazionale e multinazionale è, infatti, l’ISDS, l’investor-state dispute settlement mechanism; ovvero un tribunale commerciale, un ente privato che farà da arbitro nel caso in cui una società si sentisse lesa nei propri interessi da uno stato nazionale.

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E’ chiaro che, ancora una volta, è il privato cittadino a perdere; privato della sua libertà di scelta. Questo è il motivo per cui ribadisco, ancora oggi, IO SONO MIA e voglio la libertà di scegliere se mangiare una certa cosa; se lavorare in un certo ambiente; se avere una centrale nucleare a pochi chilometri da casa.
Non voglio pormi alla stregua dei magnifici cervelli che hanno dato vita al Manifesto di Ventotene ma sono abbastanza sicura che questa Europa sia l’esatto opposto di quello che avevano in mente quei Signori: un’Europa in cui i popoli avevano diritto all’autodeterminazione; per difendere il cittadino non privarlo del sé.
Mi viene da pensare alla Filiera Corta, al Kilometro Zero; eperimenti che si sono rivelati vittoriosi laddove sono stati messi in piedi, da persone volenterose di affermare la propria identità nazionale o locale, il proprio bagaglio di cultura.
Il made in per cui l’Italia è tanto famosa, da quello vestiario a quello agroalimentare, è da lì che bisogna ripartire; a supporto di quelle piccole e medie imprese che preferiscono il cibo sano e il rispetto dell’ambiente; piuttosto la multinazionale che sacrifica miliardi di vite al Dio Denaro con il beneplacito di chi, quelle vite, dovrebbe tutelarle.
Per fortuna uno strumento a disposizione dei cittadini ancora c’è: la raccolta delle firme per questo mi auguro che non vi facciate distrarre dal mondo patinato e colorato delle multinazionali; che non preferiate mettere la testa sotto la sabbia (capisco che sia un luogo molto comodo in cui vivere!) ma che si risvegli il vostro senso di nazionalità (quella buona!), il vostro sdegno, la vostra voglia di cambiare il mondo.
Per chi già la pensa come me può mettere un firmetta qui: https://stop-ttip.org/firma/

Francesca Magurno

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