Contro la violenza di genere. Contro la violenza, di ogni genere!

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È napoletana, parla napotano e poi pretende che non la prendiamo in giro!” Una frase pronunciata su un autobus a Firenze che ha catturato la mia attenzione, stimolando la mia delusione e riflessione.

25 novembre – giornata internazionale contro la violenza sulle donne

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Oggi, 25 novembre 2015, stavo tornando a casa da lavoro, in autobus. La popolazione che mi capita di incontrare in autobus è tanto variegata che può rappresentare bene una percentuale, seppur piccola, della società italiana. È qui che, ogni giorno, mi faccio un’idea sulla mediocrità del pensiero di tante persone (lungi da me giudicarle, capisco benissimo il motivo che scatena un certo discorso!) una mediocrità che fa capire quanto sia importante parlare, come se ne dovrebbe parlare, dei veri problemi che affliggono, anche, il nostro (Bel)Paese. Fra questi la violenza.

La violenza si nasconde dietro molte facce. Non è solo violenza di genere, non sempre si manifesta con aggressioni fisiche. La violenza può essere anche verbale, come la frase che ho sentito oggi in autobus. Una violenza che in fondo nasce da una mentalità comune: sei donna quindi inferiore all’uomo; sei del Sud quindi inferiore a me che sono del Nord; sei nero quindi per me, che sono bianco, sei una persona inferiore, e nonostate tu abbia conseguito una laurea per me resti quella persona che al massimo può pulire i bagni o vendere accendini per strada.

C’è un filo che annoda tutti questi casi di violenza, o forse più di uno. Il primo è quello della mentalità di una persona che si reputa Superiore e che vede nell’altra persona un’Alterità (inferiore) e non una Persona, per l’appunto, un essere umano, tale e quale a me. Diverso fisicamente, certo; ma uguale per sentimenti, emozioni, vita. Questo è il secondo filo, parafrasando le parole di Arrigoni siamo umani.

Per quanto riguarda la violenza di genere in particolare vi invito a staccarvi dalla concezione mainstream del sensazionalismo televisivo. Bisogna riflettere bene sulle cause che portano un uomo ad usare violenza su una donna; sulle conseguenze che ricadono sulla persona vittima di violenza, che sia verbale o fisica o psicologica; sul perché ancora molte donne ancora non trovano il coraggio di denunciare. Soprattutto qual è il percorso che affrontano le donne che decidono di denunciare, un pecorso molto simile a quello che affrontano altre persone che dicono “Basta!”: diffidenza, ritorsioni, isolamento. Ci vuole tanto coraggio per rivolgersi ad un legale ad un centro antiviolenza, agli assistenti sociali. Bisogna, però, trovare il coraggio di intraprendere questa strada per noi stesse, per i nostri figli e le nostre figlie, per i nostri genitori. Per tutte quelle altre persone che hanno bisogno di un modello da seguire, anche.

È grazie al libro Sono Ancora Viva di Chiara Brilli ed Elena Guidieri (Le Lettere, 2014) che mi si sono aperti gli occhi su quest’argomento, sul modo in cui si dovrebbeffrontare la violenza di genere, facendo un discorso culturale per cambiare le mentalità di uomini e donne che ancora accettano uno stato di cose da superare; cambiare la mentalità della società in generale e sperare di avere meno violenza di genere. Meno violenza DI OGNI GENERE.

#conledonnexledonne

Francesca Magurno

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