I, I will be King

Si chiamava David ma era molte persone diverse. Era David Robert Jones. Il Duca Bianco. Nathan Adler. Halloween Jack. Ziggy Stardust. E infine, è stata una Black Star. Lui era David Bowie.

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Undici gennaio. Un lunedì triste e non solo per il mondo della musica. Scompare David Bowie, pochi giorni dopo il suo 69esimo compleanno. Pochi giorni dopo l’uscita del suo ultimo e immortale album, ‘Blackstar’. Bowie era immerso nel mondo della musica eppure non era solo musica. Era mito. Era icona. Era moda. Era stile.

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Non sono la persona adatta per parlare di lui. Sono nata solo nel 1986. Non l’ho mai visto dal vivo (eppure mi ero ripromessa che in quest’anno che vorrei dedicare alla musica e ai concerti, avrei messo da parte i soldi per vedere dal vivo anche lui). Non sono cresciuta o maturata con la sua musica. L’ho scoperto quando ho scoperto la buona musica.

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Eppure nel momento in cui ascolti una canzone del Duca Bianco non puoi fare a meno che acoltarne altre: dal rock’n roll al pop, dalle ballad allo sperimentale. Possono piacere in blocco. Possono piacere alcune e altre no. Possono non piacere. Certo è che non puoi rimanere indifferente davanti al Duca.

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Mi chiedo se ci sia o se mai esisterà una persona del genere. Un mito del genere. Una persona alla quale non si può rimanere indifferenti. Qualcuno che cambierà in modo così profondo e così assoluto il modo di pensare la musica. Quando dicono che tutto è già stato scritto. Tutto è già stato fatto. Credo sia proprio così. Viviamo nella pochezza. Nella mediocrità. I salti nel vuoto sono solo per gli ‘starmen’ e nessun altro sarà più Starman.

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“I, I will be King…” lo è stato e lo sarà sempre. Questo è il bello della musica. È immortale. Ziggy Stardust non è morto oggi e non morirà mai. Ha solo intrapreso un nuovo viaggio. Sarà forse tornato alla sua stella o alla sua vita su Marte. E noi rimarremo quaggiù e ascolteremo la sua musica immortale. E ogni volta sarà come la prima volta.

Francesca Magurno

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