Di boss e di torte e anche di tricche tracche

Cento anni di fuoco (d’artificio) e non sentirli.

C’è una scena nel film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana in cui Claudio Gioè, nei panni di Salvo Vitale il  migliore amico di Peppino Impastato, disperato per la morte dell’amico (è stato ucciso ma i carabinieri hanno deciso di ignorare i particolari dell’omicidio e decretarl come suicidio), ai microfoni di RadioAut, si lascia andare ad un monologo di dolore, rabbia e rassegnazione. Nel suo discorso Salvo dice a Peppeino “(tu) sì nuddu ammiscato cu nenti“, sei il nulla mescolato col niente cioè zero. Credo sia esattamente quello che pensano i mafiosi, i capoclan, di tutti coloro che cercano di ostacolarne l’attività criminosa. O semplicemente di chi preferisce una vita di legalità. Non siete niente e ve lo dimostriamo perché noi possiamo fare tutto quello che ci pare: mangiare il panettone (o almeno pretenderne uno!); onorare i nostri morti in piena Roma con tanto di elicottero e petali di rose; fare inchinare davanti alla nostra maestosità santi e madonne; festeggiare i nostri centenari con tricche e ballacche sotto gli occhi inconsapevoli o poco consapevoli delle istituzioni.
Dal film “I Cento Passi” di Marco Tullio Giordana, il monologo di Claudio Gioè

MAFIA: POLEMICHE PER FUOCHI D’ARTIFICIO AI 100 ANNI DEL BOSS

indexÈ forse il mafioso più longevo al mondo, Procopio di Maggio. E capirete che la cosa non accade spesso essendo quello del mafioso un mestiere ricco di pericoli. Quindi, per festeggiare degnamente quello che può essere considerato un evento unico al mondo, il boss ha deciso di organizzare una festa con parenti e amici (di famiggghia?!) in un locale di Cinisi (in provincia di Palermo noto per aver dato i natali all’Impastato di cui sopra) con tanto di fuochi d’artificio. Certo alla festa non c’erano proprio tutti, mancavano i figli del Procopio, che, a quanto pare, hanno intrapreso la carriera paterna e infatti uno è all’ergastolo mentre l’altro è perito (lo dicevamo che è una carriera dai mille pericoli) in circostanze (subacquee) misteriose (deposto in un sacco di plastica e gettato in mare, è tornato a galla nelle acque di Cefalù nel settembre del 2000).

Certo non l’ha presa bene il sindaco di Cinisi, Giangiacomo Palazzolo, che al quotidiano ‘la Repubblica’ ha dichiarato: «Oggi Di Maggio è innocuo ma questa è una vicenda che mi dà fastidio». (Capite?! È innocuo, un vecchino come tanti altri in paese.) Ma il sindaco rincara la dose e al Gr3 di RadioRai afferma: «C’era anche un’ordinanza che proibiva di fare giochi di fuoco. Quindi il mafioso Di Maggio che è uomo dei record negativi ne ha un altro quello di aver compiuto un reato a cento anni. È stato sanzionato amministrativamente e denunciato per inosservanza di un atto amministrativo. Il paese non è mafioso, lui ha festeggiato con alcuni parenti in un ristorante 35 – 40 persone per i fatti suoi».

Forse il problema dell’Italia è questo: pensare che a 100 anni un mafioso è un vecchino innocuo, a cui gli si può perdonare l’aver voluto sparare dei fuochi d’artificio per celebrare i suoi 100 anni di vita (e magari in cento anni ha decretato la vita e soprattutto la morte di tante altre persone) a cui si possono perdonare le malefatte, visto che i suoi giorni son passati. Io so solo che se fossi stata nei panni di Procopio mi sarei un po’ vergognata a festeggiare in pompa magna una vita dedicata alla violenza, alla sofferenza (altrui), alla delinquenza. Procopio no. Pensare che ad un giornalista de L’Unità che riuscì ad intervistarlo nel 1996 disse: «La mafia per me non esiste. Non ho mai sentito parlare di Cosa nostra se non dai giornali e dalla tv. Certo i morti in questi anni ci sono stati a Palermo e qualcosa per spiegarli ci dev’essere, ma di mafia non ho sentito parlare. E poi i pentiti: sono vigliacchi di personalità. Io devo pentirmi solo della fame che ho».

Cinisi-bjs2007-01Ecco. Che dire. Andiamo avanti così che l’anno prossimo, per i 101 del caro Procopio,  lanceremo petali di rosa da un elicottero che si libra in volo sui cieli di Cinisi. Gli stessi che attraversò l’anima di Peppino quando ‘Tano Seduto’ decise di farlo sparire dalla faccia della Terra.

 Francesca Magurno

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