L’Unione (civile) fa la forza…

Articolo 29 della Costituzione Italiana. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Parto così. Dall’articolo 29 della Costituzione Italiana. L’articolo sulla bocca di tutti gli Adinolfi d’Italia che lo citano vagamente senza conoscerlo (e senza conoscere la Costituzione Italiana in generale, del resto).

In questo articolo l’eguaglianza prevista, fra i due futuri coniugi, è quella morale e quella giuridica. Non appare, invece, l’espressione ‘formata da un uomo e una donna’. Non appare nemmeno l’espressione ‘eguaglianza sessuale’ (ma i Padri Costituenti, nella loro infinita lungimiranza, non hanno nemmeno escluso questa possibilità).

Allargare diritti e tutele non credo sia qualcosa contro natura; semmai contro natura è privare le persone dei diritti che spettano loro. Un po’ come si sta cercando di fare ora, proprio con la Costituzione per esempio. Intanto l’unione (civile o meno) fa la forza! Più diritti per tutti i cittadini significa più diritti per i lavoratori, per le donne, per le minoranze etniche e razziali, per la Costituzione.

La Costituzione tutela tutti e tutte per questo va tutelata da chi vorrebbe stravolgerla. Tutt* insieme: lavoratori, scuola, studenti, lgbtq, no-triv, no-tav ecc.

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Se in Italia c’è ancora gente che lancia epiteti come “frocio!”, “finocchio!”. Se in Italia c’è ancora gente che le ministre non le attacca sul piano politico ma le apostrofa come “troia!”, “zoccola!”, “bocchinara!”. Ecco, se in Italia c’è ancora gente del genere non possiamo definirci un Paese civile, uno Stato di Diritto; siamo rimasti al Medioevo, ecco.

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Sia chiaro: non voglio limitare l’altrui opinione. Tutti possiamo essere d’accordo con un qualcosa ma non con un’altra. Possiamo non capire le persone omosessuali. Possiamo girarci dall’altra parte. Possiamo perfino farcele stare antipatiche. Ma non possiamo discriminarle. Non possiamo offenderle. Non possiamo fare loro violenza psicologica o fisica che sia. Questa è la sottile linea che separa un Paese civile e un Paese che non lo è. E l’Italia non lo è.

Un’ultima cosa. Se il ‘popolo’ può girarsi dall’altra parte la politica non può. Non può non normare qualcosa che è già realtà e vive regolata da leggi approssimative e discriminatorie.

Francesca Magurno

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