E brindo!

Il primo giorno del resto della mia vita.

Avevo scritto un post. Lo avevo programmato per oggi; per quest’ora. Un bilancio dei miei trent’anni. Una confessione dei miei sentimenti più profondi. Un post sì ma fondamentalmente uno sfogo: insicurezze, passioni, dolori. Ma non leggerete quel post oggi. Non lo leggerete perché pochi giorni fa mi sono ricordata che subito dopo averne compiuti 29 di anni, ho dovuto dire addio ad un amico con cui ho trascorso gli anni dell’infanzia e con cui è rimasta amicizia e affetto, forti; sentimenti che travalicano sia lo spazio che il tempo perché la mia famiglia era anche un po’ la sua e la sua la mia. Per questo fa male non averli più. Tutti e tre.

Era un post-confessione ma in realtà era la visione pessimistica di tutto quello che ho/non ho nella vita; di tutto quello che ho/non ho fatto. L’altra sera mi sono resa conto che devo essere grata anche di questi sentimenti di disagio perché se sono abbastanza fortunata passeranno. Il nero non sarà sempre nero. Diverrà grigio. Forse bianco. Io spero diventi verde che è sempre stato il mio colore. L’altra sera mi sono resa conto che il mio amico non potrà vedere il fitto strato di nubi diradarsi; vedere un futuro migliore (che ci sia davvero o meno).

L’altra sera mi sono resa conto che devo essere felice di chi mi è venuto a mancare perché l’ho avuto. Oggi sono 30. Quando erano 11, 12 o 13 sarei stata a tavola nella casa di mia nonna. Zia Fausta mi avrebbe fatto la pasta e patate. Zia Teresa avrebbe fatto sbocciare un sorriso sulla bocca di tutti. Zio Ciriaco sarebbe arrivato con uno dei suoi meravigliosi dolci fatto apposta per me. Sono stati per me quello che tanti non possono avere per cui posso dire di aver avuto affetto e amore più di quanto possa mai chiedere. È stato reale. È stato sincero. Anche se non l’ho più fisicamente, quel tipo di amore me lo porto dentro. Ovunque io sia. Comunque io stia. Fa parte di me. Mi ha reso la donna che sono e che sempre sarò.

L’altra sera mi sono resa conto che devo essere felice di quello che mi manca. Posso ancora averlo. O forse non lo avrò mai. Forse non lo vorrò più. È ancora tutto in fieri nella mia vita per cui quello che non è, un giorno sarà. E quello che è non sarà più.

L’altra sera mi sono resa conto che devo essere felice anche per il mio disagio. Per la mia sofferenza. Per la mia inadeguatezza. Il mio tormento. I miei momenti, belli o brutti che siano, perché posso ancora viverli. Superarli. Inventare una nuova versione di me. La versione 3.0 a cui il mio amico non è arrivato!

Trenta. È tempo di VIVERE. Come dice Mannarino, Vivere la vita è una cosa veramente grossa… ci vuole coraggio per affrontare la vita, prenderne il bene, accettarne il male. Ci vuole coraggio anche a vivere. Immergersi nel nuovo, esplorare l’inaspettato, godere.
Trenta. È tempo di AMARE. Al bando le timidezze, tuffarsi nei sentimenti. Rigettare chi ti usa solo come il riempitivo di un vuoto; aprirsi al nuovo che verrà che ci sta aspettando da qualche parte ma che non riusciamo a vedere.
Trenta. È tempo di dire alle persone che mi circondano ‘VI VOGLIO BENE. NON POSSO VIVERE SENZA DI VOI’.
Trenta. È tempo di VIAGGIARE. Anche senza soldi. L’importante è esplorare, vedere, conoscere, incontrare. Vivere appunto. Vivere altre città. Vivere altri mondi. Altri modi. Altri Paesi.
Trenta. È tempo di andare ai CONCERTI. La musica fa parte di me. È sfogo. È compagnia. È perdersi nella melodia. È ballare. È sudare. È urlare contro il cielo. È un po’ come sputare via il veleno.
Trenta. È tempo di dire basta! Basta ai grandi sogni. Basta alle illusioni. Basta aspettare quei grandi gesti che tanto non arriveranno mai.
Trenta. È tempo di costruire! Costruire se stessi. Costruirsi il futuro. Costruirsi la propria vita.
Trenta! È tempo di andare a ballare il tango. Tempo di suonare la chitarra. Tempo di prendere un treno di domenica per vedere quegli amici che non vedi da tempo. Trenta è tempo di dire quelle parole non dette. Di non trattenersi. Di lanciarsi a capofitto in questa fantastica avventura che si chiama vita.
Trenta! Non è troppo tardi. A trenta si vive!

Perciò brindo. Brindo a me e al mio amico. Ai suoi persempre29 e ai miei 30. Gli ho fatto una promessa: li vivrò anche per te Amico Mio con quel coraggio che ci è mancato; con l’impeto che ci è mancato; a spegnere le candeline saremo in due.

Perciò brindo. Brindo a me e a chi ha festeggiato con me. Vicino, lontano o lontanissimo. A chi mi ha sorpreso con un gesto o una parola inaspettata. A chi mi avrebbe chiamata per prima questa mattina e anche a chi non ha potuto esserci. Soprattutto a chi non ha voluto esserci: per quanto faccia male l’assenza, nulla è più presente di me e dei miei desideri e una presenza a metà non è una presenza affatto. E brindo. Brindo a chi mi vuole nella sua vita perché l’arricchisco. Brindo a chi mi dimostra l’amore tutti i giorni chi non me lo fa desiderare neanche un momento perché me lo dà incondizionatamente.

E brindo a chi c’è. Chi c’è sempre stato. Chi sempre ci sarà. Brindo a quelle facce che incontro per strada e mi sorridono. Brindo a chi mi offre il caffè. Brindo a quelle persone con cui posso confrontarmi ogni giorno. Brindo a chi mi ha dato una possibilità. Brindo a chi mi insegna qualcosa. Brindo a chi mi fa ridere ogni giorno o anche solo ogni tanto. Brindo anche a chi mi fa piangere perché le lacrime servono anche quelle. Brindo a quelle persone con cui posso stare a parlare per ore, dalle cazzate alle cose più serie del mondo. Brindo a chi mi sostiene.
Brindo alle due colonne portanti della mia vita.

Per sempre con me. Chi c’è. Chi non c’è più.

FraMagu 3.0

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Francesco ha detto:

    Questo post quasi mi appartiene; ma questo conta poco, quello che conta è che è molto bello. Molto. Ovviamente tralasciando la citazione di Mannarino. Cioè Mannarino. No dai, Mannarino. Il resto è meraviglioso 🙂

    1. FraMagu ha detto:

      Grazie per il ‘meraviglioso’. Ne avevo bisogno. Avevo bisogno di scriverlo. Di affidare alle parole scritte quello che avevo dentro. Quello che ho perso e quello che non ho. Mi sono liberata.

      PS Mannarino sì! 😛

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