Sono quel che sono…

Aveva la strana abitudine di non raccontare nulla. Aveva la tempesta dentro e nessuno lo notava.”

Cesare Pavese

Sono una persona sensibile. Molto. Ed empatica. Troppo. Non riesco a godermi il momento, non sono istintiva. Troppo cerebrale: pondero, ragiono, rifletto mille volte su ogni singola cosa.p

Sono una persona corretta. Non mi piace ferire chi sceglie di farmi entrare nella sua vita. Se ho deluso qualcuno non l’ho mai fatto di proposito. Mi rincuora il fatto che in tanti perdonino i miei errori. Sì perché di errori ne faccio molti. Non sono perfetta, ma chi lo è.

Il fatto è che chi mi fa entrare nella sua vita, difficilmente si libererá mai di me. Sembra una minaccia ma non lo è. Non abbandono le persone che amo anzi le amo anche quando le odio e dò loro il mio supporto anche quando sono contraria a quello che fanno. Le ascolto quando hanno bisogno. Se vogliono svagarsi faccio di tutto perché si svaghino. Se vogliono piangere porgo la mia spalla affinché lo facciano.

Io, invece, ho avuto una sola persona che è sempre stata una costante nella mia vita e la ringrazio infinitamente per la sua presenza. In effetti, io ho sempre vissuto l’assenza delle persone. Nei miei momenti di dolore, di sconforto, di lutto, sono stata da sola e mi sono abituata a questa solitudine, a cavarmela da sola, a non chiedere aiuto, a non mettere in secondo piano i miei desideri, a non rinunciare a me stessa per qualcun’altro.

Mi sono abituata ad essere messa da parte, ignorata. Mi sono abituata a chi ha deciso di sparire da un momento all’altro, chi non mi ha nemmeno più salutata per strada. Ecco il modo che hanno le persone per farmi uscire dalla loro vita. Decidere loro che è tempo di non esserci più. Ce ne sono state tante: amiche, ragazzi, persino la mia famiglia. Beh alla fine hai grossi problemi a fidarti delle persone, a non sentirti come se fossi un peso piuttosto che una scelta. Ti adatti ai loro silenzi. Non fai la voce grossa, ti metti da parte silenziosamente. Eppure, quello che mi differenzia da tutti, è che la mia porta resta aperta: chi torna non ha mai trovato chiusura da parte mia. Non ho mai mandato a quel paese qualcuno per avermi ferito. La mia coinquilina mi chiama “Santa Maria Goretti”… ovviamente non sono una santa ma decido di non comportarmi come gli altri fanno con me. Perché lo vivo in prima persona e non è bello.

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