Se la Costituzione diventa un ostacolo

“L’uomo della riforma presidenzialista – dice – con cui eravamo scesi in campo oggi ha paura della deriva autoritaria. Noi che avevamo detto che la Costituzione era un ostacolo”. Fantastiche le parole di Marcello Pera alla ‘leopoldina’ organizzata dal Comitato Liberi Sì a pochi chilometri di distanza dalla ‘Leopolda 7’, la kermesse renziana.

Nelle parole di Pera c’è tutto ciò che serve per fare un’ottima campagna elettorale per il No. (Infatti, la cosa bella della gente che vota Sì è che spesso bastano i loro stessi slogan per farli affossare)

Pera dice di aver abbandonato Berlusconi, l’uomo con cui inizialmente erano scesi in campo, perché oggi, quell’uomo lì, ha paura di una svolta autoritaria. Quando quello stesso uomo ha proposto una riforma costituzionale con una simile svolta autoritaria ma molto meno invasiva della proposta renzi-boschiana, la Costituzione del ’48 era un ostacolo.
Si può dedurre che oggi, quella stessa Costituzione del ’48 rappresenti ancora un ostacolo, un ostacolo all’autoritarismo. E quando si parla di svolta autoriataria, come dice Tomaso Montanari, non bisogna pensare alle camicie nere e alla marcia su Roma ma alle lobby, ai poteri forti, alla finanza mondiale.

Questo è il punto più interessante, a parer mio. Se mi avessero detto, nel 2006, che dieci anni dopo le parti si sarebbero invertite, non l’avrei mai creduto possibile. Silvio Berlusconi che difende la Costituzione? Diciamolo, sembra una barzelletta. Eppure è così. Come lui, altre persone hanno cambiato idea rispetto a quel 2006 ma a parti invertite: chi ha detto NO alla riforma di allora oggi dice SI a questa proposta che riforma ben 47 articoli; che taglia il numero dei senatori da 315 a 100 con metodi che non garantiranno la vera rappresentanza di tutte le venti regioni d’Italia; che toglie il diritto di scelta al cittadino rendendo il Senato della Repubblica non eletto ma nominato. Ebbene ci sono persone che sono convinte che questa è la migliore riforma che potessero partorire i nostri statisti, i nostri nuovi costituenti. Una riforma non molto diversa da quella di Berlusoni; una riforma che ricorda il piano di rinascita democratica di Licio Gelli. Ebbene a questa si dice Sì quando a quella s’era detto di No.

Per quanto mi riguarda, sono sempre stata contraria a riformare la Costituzione perché non credo ci sia una necessità di doverlo fare. Basterebbe semplificare, velocizzare, riformare tutto il resto e attuare la Carta così com’è stata partorita nel 1948.

Indi per cui, mi sento perfettamente coerente con me stessa. Non darò un voto pro o contro una persona. Non darò un voto di parte. Non darò un voto condizionato dagli interessi di una certa politica. Dirò NO semplicemente per l’ideologia Costituzionale che mi muove e che mi ha sempre mosso. Fin dal 2006.

VOGLIA DI ANDARE VIA

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