Il Diritto di Contare

Basato sul libro di Margot Lee Shetterly, Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race, il film racconta la storia vera di Mary Jackson, Dorothy Vaughan e Katherine Johnson, matematica afroamericana i cui calcoli hanno permesso a John Glenn di diventare il primo statunitense a compiere un’orbita completa della Terra.

Hidden Figures Day 41
Una scena del film

Hidden Figures. È questo il titolo originale del film. In un tempo in cui i computer ancora non svolgevano il lavoro degli umani, alla NASA del 1962 centinaia di ‘figure nascoste’ svolgevano i calcoli matematici che più tardi sarebbero stati affidati ad elaboratori IBM. Menti brillanti ma appartenenti a donne e per di più di colore che non potevano, quindi, ambire ad altro che essere una ‘hidden figure’. Il titolo italiano è altrettanto evocativo. Il diritto di Contare dove ‘contare’ assume il doppio significato tanto letterale quanto metaforico. Il diritto a ‘far di conto’ ma soprattutto di vedersi riconosciuto quel calcolo, quella fatica, come donna e come afroamericana.

È generalmente risaputo che una donna per riuscire ad emergere nell’ambiente lavorativo deve fare doppia fatica rispetto ad un uomo. Immaginate se questa donna è anche nera e che viva nella Virginia segregazionista del 1962. Immaginate, poi, che questa donna faccia un lavoro ‘da uomini’ per antonomasia, alla NASA, e che abbia abilità che il pregiudizio fatica a riconoscere ad una donna: quelle matematiche.

Insomma, Il Diritto di Contare è una storia di molteplici discriminazioni. Innanzitutto, quella razziale. Ci sono i neri che devono ancora sedere in posti loro appositamente dedicati sugli autobus; che sono costretti ad usufruire di toilette apposite; che non possono conseguire titoli di studi in scuole che siano solo ‘per bianchi’. All’interno della discriminazione razziale ce n’è un’altra, praticata anche dai neri, dagli uomini neri per essere più specifici, la discriminazione di genere. Sono molte le scene del film in cui la protagonista si trova a condividere la scena con soli uomini trovandosi a fronteggiare una doppia battaglia: quella dell’essere nera (fantastica la scena in cui Katherine, con i capelli bagnati dalla pioggia, deve giustificarsi per le ripetute assenze di 40 minuti per andare al ‘bagno dei neri’ che si trova ad un kilometro di distanza dal suo ufficio) e quella dell’essere donna (e per di più con il cervello di Einstein).

Ma, Il Diritto di Contare è anche e soprattutto, una storia di vittorie. Le donne di cui si narra la vita, sono state tutte prime in qualcosa: la prima donna ingegnere afroamericana della NASA; la prima Supervisor afroamericana; la donna che ha reso possibile il volo in orbita del comandante John Glenn e quella che ha contribuito all’allunaggio di Neil Armstrong.

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Il Diritto di Contare, a mio modestissimo parere, è uno di quei film in cui le tecniche cinematografiche e le scelte registiche passano in secondo piano. È un film che fa scoprire una storia sconosciuta ai più; che racconta la vita di tre donne che meritano tutto il nostro rispetto e tutta la nostra ammirazione; che infonde la voglia di non arrendersi ma soprattutto si inserisce all’interno di un filone ‘blackmovies’ di cui l’America trumpista ha disperatamente bisogno.

Forse un film troppo semplicistico in alcuni punti ma che merita pienamente la candidatura all’Oscar. La preziosa statuetta, ci piacerebbe idealmente assegnarla a Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson.


Il Diritto di Contare
(Hidden Figures)
USA 2016
Interpreti: Taraji P. Henson (Katherine Johnson) Octavia Spencer (Dorothy Vaughan) Janelle Monáe (Mary Jackson) Kevin Costner (Al Harrison) Kirsten Dunst (Vivian Mitchell) Jim Parsons (Paul Stafford) Glen Powell (John Glenn) Mehershala Ali (Jim Johnson) Aldis Hodge (Levi Jackson)
Regia: Theodore Melfi
Soggetto: Margot Lee Shetterly (libro), Theodore Melfi, Allison Schroeder
Sceneggiatura: Peter Chernin, Donna Gigliotti
Produttori: Theodore Melfi, Jenno Topping, Pharrell Williams
Casa di produzione: 2000 Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox
Fotografia: Mandy Walker
Montaggio: Peter Teschner
Musiche: Pharrell Williams, Hans Zimmer, Benjamin Wallfisch
Scenografia: Stephanie Carroll

Consigliato a chi …ha bisogno di credere in se stesso e nel futuro.

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