Hancock

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Hancock è uno di quei film che ti lasciano a boccia aperta. Pensi di conoscere perfettamente il genere, inizi a guardarlo con la speranza di fare quattro risate e invece…

Invece, Hancock è uno di quei film che servono a ricordarti che le cose, nella vita, non vanno sempre come vorremmo o come ci aspettiamo che vadano.

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John Hancock è un essere sovraumano. Un supereroe ma pasticcione e alcolizzato. C’è da capirlo, il ragazzo è l’unico della sua specie; vive costantemente da solo in un mondo che lo considera un fallito. Soffre di amnesia: l’ultima cosa che ricorda è di essersi svegliato in un ospedale di Miami (circa ottant’anni prima dell’inizio del film) senza ricordare neanche il suo nome, dovendone dare uno all’amministrazione dell’ospedale, sceglie quello di John Hancock, il primo firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza Americana.

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La svolta arriva quando Hancock salva la vita a Ray Embrey (provocando un deragliamento ferroviario), professione PR, il quale capisce che goffaggine e alcolismo derivano da un sentimento di profonda solitudine. Decide, quindi, di riabilitare l’immagine del supereroe. Lo convince a costituirsi per i reati di cui è accusato (migliaia di danni civili a carico dei contribuenti) convinto che, una volta messo il ‘vigilante’ in carcere, i reati avrebbero subito un’impennata. Come volevasi dimostrare, il crimine impazza in città e Hancock è richiamato al dovere nella nuova versione politically correct: un’uniforme adeguata al personaggio; loda (anche troppo) il lavoro della polizia; atterra e decolla senza spaccare l’asfalto delle strade urbane.
John, Ray e Mary (moglie di Ray) vanno  fuori a cena per festeggiare la buona riuscita del piano di Ray che alza il gomito e finisce steso. Rimasti soli, l’attrazione fra Hancock e Mary esplode ed esplode anche Mary, che respinge Hancock con un schiaffo alla Wonder Woman. Insomma, Hancock non è solo al mondo. Ha (ri)trovato la sua compagna e il suo amore. Un amore che lo rende, però, vulnerabile e mortale.

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Da qui in poi ci si aspetta che l’ordine venga ricostituito. Mary è destinata ad Hancock ma i due non possono stare insieme. Peggio che Romeo e Giulietta! La convinzione che accompagna lo spettatore fino alla fine del film è che in un qualche modo gli ostacoli verranno superati. Bisogna, invece, ricordare che le cose non vanno sempre come vorremmo e che le persone che si amano non sono sempre destinate l’una all’altra. Consapevolezza che non fa che aumentare la pena che inizialmente si prova per il nostro super-eroe. Il futuro è l’elemento consolatorio del film: John Hancock e Mary sono esseri immortali, chi può sapere cosa succederà loro fra cento o duecento anni?

L’elemento che sorprende è lo stesso che rende debole il film. Non ci sono supercattivi (solo dei cattivi molto, molto stronzi); non ci sono epiche battaglie (se si esclude quella fra Mary e Hancock); pensiamo di trovarci di fronte una commedia ma Hancock non è né una commedia né un classico film sui supereroi. La dimensione della solitudine del supereroe, che potrebbe dominare tutto il film, si blocca a metà; quella dell’amore contrastato assume tratti fin troppo struggenti. Peccato per qualcosa che nasce con così ottimi presupposti.

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Ineccepibili i protagonisti. Will Smith, il trasandato supereroe in cerca di identità; Charlize Theron, essere sovraumano fuori e dentro le scene; Jason Bateman calato, perfettamente, nei panni del timido PR.

Si vaneggia di un sequel. Che sia la (s)volta buona?

Hancock
USA, 2008
Interpreti: Will Smith (John Hancock) Charlize Theron (Mary Embrey) Jason Bateman (Ray Embrey) Jae Head (Aaron Embrey)
Regia: Peter Berg
Sceneggiatura: Vince Gilligan, Vincent Ngo
Produttori: Akiva Goldsman, James Lassiter, Michael Mann, Will Smith
Casa di produzione: Columbia Pictures
Distribuzione: Sony Pictures
Fotografia: Tobias A. Schliessler
Montaggio: Colby Parker Jr, Paul Rubell
Effetti speciali: John Dykstra
Musiche: John Powell
Scenografie: Neil Spisak
Costumi: Louise Mingenbach

Consigliato a chi …ha bisogno di ricordare che a volte la vita ha in serbo piani diversi da quelli programmati.

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