Last Men in Aleppo, UN NECESSARIO PUGNO ALLO STOMACO

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«Last Men in Aleppo non  è un film sui Caschi Bianchi; è un film sulla giustizia e sulla libertà di espressione» ha detto il regista Feras Fayyad, presentando il film al Middle East Now, festival cinematografico, documentaristico, con mostre ed eventi dedicati al Medio Oriente contemporaneo. Nel giorno in cui, secondo l’Unicef, «è morta l’umanità», la visione di questo film aiuta a prendere consapevolezza della quotidianità della guerra in Siria. La maggior parte degli spettatori in sala, gli occhi li aveva aperti molto tempo prima di ieri eppure, la visione risulta un pugno allo stomaco anche per chi a queste atrocità è abituato. Vedere la distruzione di un popolo, soprattutto dei bambini, colpisce nel profondo.

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Io aggiungerei che questo è un film dedicato alla Vita. «La distruzione rende impossibile la vita in questo Paese» dice Khaled ad un certo punto del film. Ecco, le immagini di Last Men in Aleppo stimolano una riflessione su quanto si sia fortunati a vivere lontano dalle bombe; a vivere in una casa; ad uscire, fare la spesa, mangiare. Fortunati anche dei nostri problemi che non sono di certo l’essere assediati da anni; essere in costante pericolo di vita; preoccupati per la famiglia. Il pugno nello stomaco che lascia il film è giusto e necessario per capire cosa succede lontano da noi e per apprezzare la vita.

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Last Men in Aleppo è un docufilm girato in presa diretta vivendo nella stessa situazione di pericolo in cui vivono i Caschi Bianchi, i partigiani di Aleppo, pronti a correre incontro alle bombe da cui tutti gli altri fuggono, per scavare, ininterrottamente, alla ricerca di persone, bambini, vivi intrappolati sotto le macerie; cadaveri a cui dare degna sepoltura; membra umane per identificare i morti. Khaled, Mahmoud e Subhi sono i protagonisti del film di Fayyad. Guardando il film si condivide un pezzo della loro vita; le loro preoccupazioni, le paure, i piccoli momenti di gioia, quelli di disperazione. Scavano, ininterrottamente, fra le macerie. Ascoltano ogni minimo sussurro. Laddove c’è qualcuno intrappolato cercano di raggiungerlo. Esultano se lo estraggono vivo. Sopraffatti dal dolore quando chi estraggono è morto. E fra le macerie la maggior parte sono bambini.

Venti bambini sono morti ieri durante l’attacco a Idlib, presumibilmente condotto col gas. 72 i morti complessivi. Sessantamila le persone tratte in salvo finora dai White Helmets. 250mila le vittime del conflitto dall’inizio della guerra in Siria.

P1040098-768x512«La gente non vuole questa guerra, non vuole vedere la propria città distrutta e non vuole lasciare la propria terra. Il mio non è un film sui Caschi Bianchi ma un film sulla giustizia, sulla libertà di espressione, per dire a tutti i criminali che noi siamo qui per combattere contro l’Isis – h detto il regista, Feras Fayyad – Rivolgo un appello a chi è in sala: voi che avete la possibilità di accedere ad Internet, twittate, scrivete, rendete manifesta la vostra opposizione  a questa guerra. Si resiste anche così!»

Francesca Magurno

Qui la mia recensione su Radio CORA: http://www.radiocora.it/post?pst=32913&cat=news

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